Sentirsi sempre un po’ FuoriLuogo.

Non credo mi ci abituerò mai. A stare sul palco davanti a un pubblico che ascolta. A tratti mi sembra di non averne alcun diritto, non più di chi sta in silenzio, là sotto, ad aspettare le mie parole. Per sentirmi autorizzato ho bisogno di guardare i libri che ho scritto, toccarli, leggerli ad alta voce. E di una persona accanto che, come Davide l’altra sera, mi convinca dicendo: “Sono molto belli”. Così trovo il coraggio di parlarne, di parlare di me. Se poi il posto è accogliente come Fuoriluogo e l’amplificazione buona, allora diventa naturale, semplice, confessarsi nel microfono come fossimo solo in due. Alla fine la coda delle persone coi romanzi fra le mani, gli sguardi, i sorrisi, mi spiegano che è andato tutto bene. E la prossima volta ricomincerà tutto da capo…

Così trovo il coraggio di parlarne, di parlare di me.
…Confessarsi nel microfono come se fossimo solo in due.

Cose che capitano Nella Piccola Osteria.

Il calore di certe notti rimane per giorni. La sensazione che, per un insieme di circostanze, fossimo tutti nel posto giusto al momento giusto, che per un’ora la vita ci abbia concesso una tregua, riparati dalla Tempesta dentro quel locale come sotto le tette della Gilda. Provo una lieve malinconia all’idea di non essere ancora lì. La lenisco convincendomi che il riflesso di certe notti è negli occhi di chi c’era, di chiunque ci porterà ad altri in uno sguardo, una frase, un gesto, un pensiero piccolo come una stanza affollata, sospesa nel silenzio, dove stiamo ancora parlando suonando cantando.

31 gennaio 2019. Nella Piccola Osteria a Concordia Sagittaria (VE).

Torno, con gli amici Do’Storieski, “Nella Piccola Osteria” che stavolta si trasferisce dalla mie parti, in un posto che amo: il Sacco & Vanzetti Cafè di Concordia Sagittaria (VE). Come sempre mescoleremo storie e canzoni per raccontare la bellezza delle osterie attraverso una carrellata dei personaggi che le popolano: sgangherati, imperfetti, semplicemente veri. Se volete godervela prenotate un tavolo per cena (si mangia benissimo) e poi lasciatevi raccontare questa storia…

Sabato 17 novembre. “Il Messico è Bellissimo” a Grosseto.

Inaugurare una libreria di viaggi a Grosseto. Perché “la lettura è il viaggio di chi non può prendere il treno” e allora, senza spostarci dalla Libreria qb (Piazza Pacciardi, 1), sabato 17 novembre alle ore 18.30, arriveremo fino al Messico attraverso le pagine di “Bellissimo”. La storia dei due fratelli Moya, segnata dalla bellezza eccezionale di Miguel, diventa un monologo di parole, immagini e musica, un viaggio letterario, l’occasione per addentrarsi nei vicoli polverosi di un paese magico, folcloristico, colorato, semplicemente Bellissimo.

La Piccola Osteria fra “I Mesi di Minerva” (Libreria Minerva, Trieste).

Laura mi scrive: “Ho finito ieri notte di leggere questo piccolo gioiello, piccolo solo in quanto non è un tomo. Era tempo che un libro non mi entusiasmava così. Per come è scritto, per i personaggi, per le storie che racconta, per la poesia, per tutti i dettagli, le cuciture, il peso delle parole, per tutte le trovate, i fili tirati e che si riallacciano tutti. Insomma una goduria vera e propria. Se (oltre al tuo editore) riuscissi a venire anche tu al nostro incontro, credo che avremmo tanto da chiederti e di cui parlare con te. Beh, io ci ho provato. Non volermene”.

No, non te ne voglio, Laura. E, sì, ci vengo al vostro incontro.

Bellissimo a Madrid. Dove mi portano le parole.

Quasi duemila chilometri. È lo spazio che separa la casa in cui vivo e scrivo dall’ultimo luogo in cui i miei romanzi mi hanno spostato: l’Istituto italiano di Cultura a Madrid, per l’incontro fra editori spagnoli e italiani. È sempre un passaggio che non mi spiego quello che lega il momento in cui premo la punta della penna sulla carta, lasciando una scia di parole, e il momento in cui quelle parole mi costringono a uscire di casa, salire su auto, taxi, aerei, metropolitane, percorrere chilometri a piedi per arrivare dove non conosco nessuno, dove persino si parla una lingua diversa, per leggerle ad alta voce. Eppure è proprio lì, in posti e tempi così lontani da dove sono nate, da dove le ho scritte, che di quelle parole mi sembra di cogliere finalmente il senso.