Un anno di Elisa e Luca, che nella Piccola Osteria hanno trovato le parole.

Occorre parlare per parlare d’amore? Servono le parole per mostrare un sentimento? A Scovazze Silvana Rasutti e Carnera si sono incontrati in silenzio, spostando le lettere sulla scacchiera del Paroliere che stava in mezzo a loro, in un campo di grano. Ed è successo ancora, l’ho già raccontato: Elisa e Luca si sono trovati senza parlare, solo leggendo, si sono riconosciuti fra le righe di un romanzo che lei ha regalato a lui dicendo “ho amato questa storia”, sottintendendo “se la ami anche tu, forse, almeno un poco, ti piacerò…”.

Oggi Elisa e Luca festeggiano il loro primo anno di matrimonio. E c’è un’altra storia che che vado in giro a raccontare da tempo e che la gente ascolta nello stesso silenzio profondo di quel campo di grano: la storia di Valentina, la testimone di lei, cresciuta nella casa accanto quando erano bambine, che ha una passione speciale: gli origami. Un anno fa Valentina ha preso il “loro” romanzo, Piccola Osteria senza Parole, lo ha tagliato in mille pezzi, lo ha ricucito a suo modo: le mie parole sono diventate altro, sono diventate un mazzo di fiori, un bouquet di carta. Le mie parole, nel giorno delle nozze di Elisa e Luca, strette fra le dita di lei, in mezzo a loro due. Per parlare d’amore senza parlare.

Tanti auguri, ragazzi, da parte di tutti gli abitanti di Scovazze.

 

 

 

 

29 settembre 2018, San Stino di Livenza (VE). Piccola Osteria senza Parole ospite del Festival Leggermente.

La Piccola Osteria senza Parole non chiude mai. Apre stavolta a San Stino di Livenza (VE), in occasione di Leggermente, piccolo Festival di Letteratura: dalle ore 18.00, in Piazza Aldo Moro, racconterò ancora una volta degli sgangherati avventori del Punto Gilda e del misterioso straniero che ci arrivò un’estate di moltissimi anni fa che potrebbe essere l’estate appena trascorsa. Accanto a me, come moderatrice e lettrice, Cristal Morando.

28 settembre 2018. “Scrivere è Bellissimo” a Musile di Piave (VE).

Lo rifacciamo, stavolta in occasione della Maratona di Lettura “Il Veneto Legge”. Con Francesca Boem alla chitarra, pianoforte e voce, per tentare di raccontare quanto scrivere, per il sottoscritto, sia diventato Bellissimo. Una raccolta di aneddoti e riflessioni, brevi letture dai miei romanzi e confessioni finora tenute segrete per tentare di spiegare e di spiegarmi ad alta voce l’esperienza vissuta nel ruolo di scrittore. O presunto tale.

Appuntamento venerdì 28 settembre 2018 alle ore 19.30 presso la sala polivalente “Oriana Fallaci” del Centro culturale Bressanin Sicher di Via San Giovanni 2 a Musile di Piave (VE). Dalle 18.45 aperitivo offerto dalla Biblioteca.

27 maggio 2018. Premio letterario “Città di Rieti”, ultimo atto.

Dunque ci siamo, faccio a ritorno a Rieti. Stavolta per scoprire come finiranno le cose col Premio letterario cittadino, alla sua decima edizione, che mi ha scelto fra tanti e già regalato fortissime emozioni. L’atto conclusivo (aperto al pubblico) è previsto per domenica 27 maggio alle ore 18 nella cornice del Teatro Flavio Vespasiano (Via Garibaldi 263, Rieti). Porterò con me Santiago, Miguel e un po’ di amici e parenti, come nel cortile di casa Moya, per festeggiare comunque vada.

23 maggio 2018. Torno nel “mio” Liceo.

All’elenco dei piccoli miracoli aggiungo questo: i romanzi mi riportano nel Liceo in cui mi sono diplomato, il Classico “Eugenio Montale” di San Donà di Piave (VE). Rammento ancora la mattina di quel settembre del 1988 in cui calcai per la prima volta la scalinata del “Monumento ai caduti”, l’unico luogo che nei miei ricordi rappresenta questa scuola sebbene da tempo non si trovi più lì.

Andavo incontro alla quarta ginnasio con un giubbetto jeans di cui ero orgoglioso, il ciuffo umido di gelatina e tutte le incertezze di un quattordicenne qualunque. Se mi avessero detto che, quasi trent’anni dopo, avrei fatto ritorno al Montale per raccontare la mia storia, le storie dei miei libri, naturalmente non ci avrei creduto. O forse sì, perché all’incoscienza di quell’età nulla appare impossibile.

Allora, domani, cercherò in mezzo ai ragazzi del Liceo di oggi uno sguardo, lo sguardo di uno di loro che potrebbe essere il mio sguardo di allora. E proverò a osservarmi con gli occhi del ragazzo che ero, a scoprire se l’uomo che sono diventato riuscirà davvero a catturare l’attenzione di quel ragazzo, a conquistarlo in qualche modo e magari persino a farlo sentire un poco orgoglioso di sé.

Alla fine Luigi l’ha trovata, Scovazze.

C’è un lettore che vive dalle parti di Mira (VE), si chiama Luigi, e ho già raccontato di lui perché quando lesse “Piccola Osteria senza Parole” mi scrisse per dirmi che non aveva resistito: era saltato in macchina per andare a cercare Scovazze. Senza trovarla naturalmente. Poi, ieri sera, è spuntato dalla porta dei Kankari di Marano di Mira dove, con i Do’Storieski, abbiamo provato a incrociare per la prima volta il mio romanzo e le loro canzoni in uno spettacolo intitolato “Nella Piccola Osteria”. Luigi si è messo in un angolo, accanto al bancone, ha ascoltato tutto fino all’ultima parola e poi è sparito. Quando ho alzato lo sguardo non c’era più.

Stamattina mi ha scritto così…

“Scovazze l’ho cercata per un po’, senza trovarla. A un certo punto ho rinunciato a farlo, tanto le sue vibrazioni riverberavano ancora in me. Io sono un tipo da pasticceria, da caffè in centro, da locale veganovegetariano. Ma le osterie con straeche incorporate, con briscola a segni, da vino nero nero le ho conosciute nella mia infanzia; per questo il riverbero lo sento.

Allo stesso tempo, per educazione impartita, in quei luoghi non ho mai vissuto; e con me tanti altri. Ieri sera sotto una pioggia battente mi perdo vicino a casa mia. Certo… perso. Ci si può perdere a cinque minuti da casa. Strade che si pensa di conoscere e che invece ti portano dentro un passato, di quelli che fai a fatica a ricordare.

Un locale era aperto, ma più che locale era una luce fioca… lontana. Entro… e ho capito dove ero capitato. Nella Piccola Osteria. Scovazze.

Io la cercavo dalle parti di Sindacale, San Donà, San Michele al Tagliamento. Veneto Orientale insomma… dove la esse viene sostituita dalla zeta. Invece era a cinque minuti da casa mia. A tre minuti da dove sono nato. “Ma che mondo guardo se non conosco quello che è attorno a me?” mi chiedo.

Odori buoni, accoglienza, (“varda… no sta farte problemi… sentite là”), un piccolo palco, due chitarre, tre voci. Due che cantavano canzoni che appartenevano anche a me, uno che raccontava. Di Gilda, di Bruno, del Paroliere…

Le canzoni impastavano le parole raccontate come una pappardella con il cabernet. Esaltanti per poi addolcire. I personaggi… che belli. Fatalità li conoscevo, quelli che venivano descritti. Poi guardavo chi c’era in quella stanza, chi stava ascoltando con me, ed erano persone che mi sembrava non volessero più correre. Mai più. Basta mutui, briefing, commercialista, anticipo, Ici, previsione di spesa, contratto, laminatura. Solo respiro, ascolto, storie, vino, calma. Commozione forse…

Adesso la strada la conosco. So arrivarci. Andrò a mangiarmi una straeca mentre ne ascolto altre in religiosa devozione. E a leggere le storie che vedo negli occhi di chi è dentro la Piccola Osteria.”