Sentirsi sempre un po’ FuoriLuogo.

Non credo mi ci abituerò mai. A stare sul palco davanti a un pubblico che ascolta. A tratti mi sembra di non averne alcun diritto, non più di chi sta in silenzio, là sotto, ad aspettare le mie parole. Per sentirmi autorizzato ho bisogno di guardare i libri che ho scritto, toccarli, leggerli ad alta voce. E di una persona accanto che, come Davide l’altra sera, mi convinca dicendo: “Sono molto belli”. Così trovo il coraggio di parlarne, di parlare di me. Se poi il posto è accogliente come Fuoriluogo e l’amplificazione buona, allora diventa naturale, semplice, confessarsi nel microfono come fossimo solo in due. Alla fine la coda delle persone coi romanzi fra le mani, gli sguardi, i sorrisi, mi spiegano che è andato tutto bene. E la prossima volta ricomincerà tutto da capo…

Così trovo il coraggio di parlarne, di parlare di me.
…Confessarsi nel microfono come se fossimo solo in due.

Bellissimo a Madrid. Dove mi portano le parole.

Quasi duemila chilometri. È lo spazio che separa la casa in cui vivo e scrivo dall’ultimo luogo in cui i miei romanzi mi hanno spostato: l’Istituto italiano di Cultura a Madrid, per l’incontro fra editori spagnoli e italiani. È sempre un passaggio che non mi spiego quello che lega il momento in cui premo la punta della penna sulla carta, lasciando una scia di parole, e il momento in cui quelle parole mi costringono a uscire di casa, salire su auto, taxi, aerei, metropolitane, percorrere chilometri a piedi per arrivare dove non conosco nessuno, dove persino si parla una lingua diversa, per leggerle ad alta voce. Eppure è proprio lì, in posti e tempi così lontani da dove sono nate, da dove le ho scritte, che di quelle parole mi sembra di cogliere finalmente il senso.

Il video di Bellissimo! Realizzato dalla III A del Liceo Scientifico Jucci di Rieti.

Fra i tanti regali ricevuti dal Premio letterario città di Rieti c’è questo video realizzato dai ragazzi della III A del Liceo Scientifico Carlo Jucci, che il libro lo hanno fatto loro nell’ambito del progetto “Adotta un Libro”. Una sintesi del romanzo in immagini, musica e parole che mi ha molto emozionato.

Il romanzo "Bellissimo" nel video del Liceo Jucci di Rieti.

E poi il video ispirato a "Bellissimo" realizzato dalla classe III A del Liceo Scientifico Jucci di Rieti, per il progetto "Adotta un libro", nell'ambito della X edizione del Premio Letterario Città di Rieti.

Pubblicato da Massimo Cuomo su domenica 25 marzo 2018

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Grazie alla coordinatrice del progetto, la Professoressa Chiara Del Soldato; grazie a Stefan Nicuriuc che si è occupato della realizzazione tecnica; e naturalmente grazie a ogni singolo alunno che ha dato il proprio contributo: Arianna Balzanelli, Dalila Cecca, Tiziana Ciccomartino, Sara Deghenghi, Sofia Di Silvestri, Linda Dionisi, Andrea Ferretti, Rachele Luciani, Gloria Mattei, Stefan Nicuriuc, Riccardo Pandolfi, Arianna Pasquali, Federico Patacchiola, Lisa Pavani, Sophia Roberti, Alice Stocchi, Gaia Tamagnini, Gaia Tomassetti.

Bellissimo è finalista al Premio letterario Città di Rieti Centro d’Italia.

Bellissimo è finalista al Premio letterario Città di Rieti Centro d’Italia, giunto quest’anno alla decima edizione, e per me è la preziosa conferma di aver fatto qualcosa di buono. Il romanzo è stato inserito da un comitato tecnico-scientifico nella cinquina dei finalisti accanto a Domani è un altro giorno di Laura Pariani (Einaudi), Le notti blu di Chiara Marchesi (Perrone), Appunti di meccanica celeste di Domenico Dara (Nutrimenti) e Orfanzia di Athos Zontini (Bompiani). Il voto per l’assegnazione del Premio è aperto a una giuria popolare (i moduli per iscriversi sono disponibili presso la Biblioteca Comunale Paroniana di Rieti).

Il 16 marzo 2018 presenterò il romanzo a due classi carcerarie della Casa circondariale cittadina e poi in un incontro aperto al pubblico. La premiazione finale è prevista per il 27 maggio 2018 nella cornice del Teatro Flavio Vespasiano.

Il Liceo Aleardi (Verona) è Bellissimo!

Ritornare a scuola, in un Liceo, venticinque anni dopo, è stato Bellissimo per davvero. La professoressa Annamaria Duce, che ha dato da leggere il romanzo a tutte le sue classi durante l’estate, mi aveva detto: «I ragazzi sono emozionatissimi. È la prima volta che vedono uno scrittore vivo!». E io mi sono sentito più vivo che mai, nell’Aula Magna dell’Istituto Aleardi di Verona, davanti a questi duecento ragazzi per un paio d’ore che sono volate via. Ho sentito il peso di tutte le risposte che ho dato loro, decidendo a un certo punto di lasciarle scivolare leggere purché arrivassero vere. Sono uscito da lì con la sensazione, la certezza, di aver imparato moltissimo.

Le vetrine Bellissimo!

Molte libreria d’Italia si sono lasciate travolgere dalle atmosfere di Bellissimo, ma alcune lo hanno fatto in maniera speciale. Ecco cosa è successo…

La Libreria Pagina 348 di Roma ha acceso un paio di candele alla Virgen de Guadalupe, ha recuperato i libri dallo scaffale di Teresa Rodriguez e il djembe di Miguel, ha disteso una bandiera tricolore e poi ha lasciato decine di farfalle a svolazzare in vetrina, arrivate dal Messico, sospinte lì da un vecchio ventilatore.

La Libreria Lovat di Trieste ha innalzato un vero e proprio altare dedicato al romanzo, che è anche la sagoma della Madonna messicana. I miracoli esistono.

Ancora a Roma, nel quartiere tuscolano, la Libreria Risvolti ha portato tutto il romanzo lì dentro, in vetrina, sullo sfondo del Messico e di un’amaca appesa, accanto a un sombrero e alla sedia di Clarabella Sanchez nel piazzale dei Moya dove spiccano le foto Polaroid dei luoghi narrati nella storia.

Verona, Libreria Pagina Dodici. Non si può sentire, ma oltre i flores chempasuchil, oltre il papel picado, oltre la bambolina messicana, la foto della Vergine col cuore ex-voto e oltre i punti salienti della storia riscritti sui post-it c’è la musica di Jarabe Tapatìo che passa di sottofondo, come se il mangianastri di nonno Hermenegildo fosse lì, acceso.

E questa vetrina non è Bellissimo? Dalle mani dei librai della Ubik di Castelfranco Veneto la copertina del romanzo diventa un’immagine che si staglia oltre il vetro, come Miguel nelle prime righe della storia. C’è un fiore che vorrebbe diventare una farfalla. E c’è una vetrina che diventa un romanzo.

Diario di un viaggio letterario Bellissimo (6). LE PERSONE LIBRO.

MOSTRA DEL LIBRO DI CINTO CAOMAGGIORE (VE).

Un’estate di qualche anno fa, dietro ad alcuni amici, mi ritrovai nel patio di una locanda in un piccolo paese non lontano da Scovazze che si chiama Teglio Veneto. Andavo ad ascoltare le Persone Libro (dell’Associazione Donne di Carta), di cui peraltro non sapevo quasi nulla. Finimmo seduti in cerchio, una ventina di presenti in tutto, personaggi secondari e protagonisti mescolati insieme. Alcuni si distinguevano dagli altri perché tenevano in pugno una risma di fogli; altri sembravano lì soltanto per ascoltare, come me.

Poi, in ordine sparso, chi di loro se la sentiva si alzava in piedi, senza presentarsi, senza spiegare. Dicevano solo «Io sono Siddharta di Herman Hesse» oppure «Io sono Il bar sotto il mare di Stefano Benni» o «Io sono Cent’anni di Solitudine di Gabriel Garcia Marquez». Dopodiché citavano a memoria un passaggio di quel romanzo, come i ribelli di Fahrenheit 451, in un certo modo diventando quel libro, rappresentandolo in carne, ossa e voce e divenendo pagine, righe, parole per strapparle all’usura del tempo e liberarle nell’aria, diffonderle intorno.

Un atto d’amore purissimo per la letteratura.

Fu una serata emozionante, al termine della quale non riuscii a nascondere a me stesso il desiderio di assistere un giorno alla metamorfosi di un mio libro in una Persona Libro. Un desiderio che dimenticai nel tempo che passò – trascorsero tre anni da quella sera – fino a quando mi dissero: «C’è qualcuno che cita a memoria Piccola Osteria senza Parole». Si chiama Massimiliano Nicodemo, scoprii poco più tardi, ha all’incirca la mia età, per mestiere vende mobili e intanto sogna di recitare a teatro; soprattutto, possiede una rara delicatezza d’espressione e quando cita a memoria le frasi che ho scritto mi costringe ogni volta a domandarmi se davvero le abbia scritte io.

Insieme a lui e poi insieme alle Persone Libro abbiamo raccontato i miei romanzi. L’ultima volta è successo a Cinto Caomaggiore (VE), una sera di maggio dentro una sala affollata di libri. E io non credo esistano tanti scrittori, nemmeno di quelli bravi, che abbiano visto coi loro occhi una decina di persone alzarsi in piedi, una alla volta, per enunciare a memoria intere parti del proprio romanzo. A me è accaduto, realizzando un desiderio che avevo espresso in segreto e moltiplicandolo, osservando la magia di uomini e donne che diventano libri: Mariangela, Ornella, Maurizio, Loretta, Pierluigi, Rosanna, Simone, Paola, Anna, Marina hanno prestato la loro voce alle mie parole semplicemente per portarle alla gente, come le avevano regalate a me in quell’estate lontana.

La pagina 112 di Bellissimo, che Massimiliano ha scelto di imparare a memoria e che mi è parso di scoprire quella sera, dice così: «Si chiede Santiago in quei momenti se è lui che non ha avuto coraggio sufficiente per pretendere concessioni che pensava impensabili. Si risponde allo stesso modo ogni volta: che magari è proprio l’amore che gli è mancato più di tutto e che dunque, forse, l’amore esiste ed è la forza con cui fare cose straordinarie in modo semplice».

A me è capitato, realizzando un desiderio che avevo espresso in segreto e moltiplicandolo, osservando la magia di uomini e donne che diventano libri.

PUNTATE PRECEDENTI:
1. Come una famiglia (Libreria Pagina 348, Roma).
2. Di passi e passioni (Libreria Ubik, Monterotondo – Roma).
3. Cosa torna indietro (Libreria Moderna, Rieti)
4. Il quartiere di carta (Libreria Risvolti, Roma)
5. L’esigenza di dire grazie (Pub Libreria Altroquando, Roma)

Diario di un viaggio letterario Bellissimo (5). L’ESIGENZA DI DIRE GRAZIE.

LIBRERIA ALTROQUANDO, Via del Governo Vecchio 81 – ROMA.

Comincia tutto il giorno in cui il romanzo va in libreria, il 6 aprile. Sono steso sul divano col computer sulle gambe e la musica di Bellissimo nelle orecchie, forse per non abbandonare ancora il Messico, in attesa di scoprire ciò che verrà. É presto, troppo presto per qualsiasi risposta: so che si tratta di aspettare alcuni giorni per toccare con mano gli effetti di quello che ho scritto, che la mia casa editrice ha pubblicato, che un furgoncino ha distribuito nelle librerie, che qualcuno ha scelto in mezzo a un mare di altri libri e portato a casa. É presto, ma vorrei che accadesse subito, che il primo lettore mi chiamasse adesso per dirmi cosa ne pensa, cosa gli piace e non gli piace e perché, se ha capito, se ha sentito.

É presto e invece succede. A metà pomeriggio, come un regalo inatteso, arriva la mail di Flavio Paioletti. Nell’oggetto ha scritto solo: “Bellissimo: grazie”. Dice che lavora in una libreria di Roma, dice che ha appena finito di leggere, dice che ha sentito un’esigenza fortissima di scrivermi, dice che è una cosa che non aveva fatto mai. Poi dice tante altre cose, che parlano del romanzo e parlano di lui e inevitabilmente parlano di me, delle parole che ho messo sulla carta e del perché l’ho fatto e lì dentro mi riportano, fra le parole, complice la musica altissima che mi preme nelle orecchie, facendomi provare un’empatia immediata per questo lettore sconosciuto, per questo estraneo che avrei potuto non incontrare mai e che incontro invece sul ponte della letteratura, nelle pagine di una storia come succede a Santiago con Soledad, con Miguel e con se stesso. C’è Flavio dall’altra parte dello schermo, ma in un certo senso c’è anche mio fratello o almeno qualcuno che gli somiglia. Ci sono io.

La sorpresa, l’attesa premiata, la tensione che si scioglie e poi la musica, proprio come quando scrivevo il romanzo: a metà della lettera di Flavio mi scendono due lacrime che lascio scivolare lungo le guance, a benedire la voce di questo ragazzo che ha sentito il bisogno di dirmi grazie. “Grazie a te, Flavio” gli rispondo. Lui mi scrive ancora, io faccio lo stesso, fino a quando lo spazio si annulla e poche settimane dopo ci incontriamo a Roma, beviamo un paio di birre con lentezza, ci ubriachiamo di vita e di libri e decidiamo di organizzare questa presentazione spalla a spalla, nella libreria dietro Campo dei Fiori dove lavora, l’Altroquando, che è pure un pub e all’ingresso espone la scritta “Siamo molto aperti”.

Una presentazione che non avevo programmato, in un posto che non immaginavo, dove Flavio piazza in vetrina dei cactus e un’amaca. La facciamo esattamente come la vogliamo fare: senza prepararci nulla, dicendo tutto quello che ci viene in mente e soprattutto leggendo alcuni brani sulle basi musicali che ho messo insieme scrivendo, sulla musica che ascoltavo quando è arrivata la sua mail e che ora scorre sotto le mie parole. Leggo per la prima volta Bellissimo in pubblico, in un silenzio che la melodia riempie di significato. Non c’è molta gente ma tutti ascoltano: un paio di avventori del pub che erano lì più che altro per bere; Ilenia, la compagna di Flavio; Silvia e Omar, che suoneranno dopo di noi qualche brano ispirato al romanzo e una manciata di ragazzi venuti per ascoltarli; Alessandro, il proprietario del locale; e poi, su un tavolino laterale, Fabrizio e Gisella, una coppia di lettori che – li riconosco – un paio di anni fa in un paio di altri posti mi avevano ascoltato raccontare e leggere Piccola Osteria senza Parole.

Hanno visto la locandina sulla vetrina dell’Altroquando per caso, passeggiando per la via nella sera di Roma. Sono entrati, mi hanno salutato, ora sono lì. E a un certo punto, mentre sto leggendo un passaggio più intenso di altri, che li raggiunge e sembra toccarli, alzo lo sguardo e con la coda dell’occhio rubo un frammento di intimità: Fabrizio solleva la mano dal tavolino e la porta sopra la mano di Gisella, come non potesse farne a meno, come sentisse la necessità di condividere fisicamente il momento con lei. Abbasso il capo, riprendo a leggere e mi domando se Flavio abbia visto, mi chiedo se si sia reso conto anche lui di quanto ci abbia portato lontano la sua esigenza fortissima di scrivermi, l’esigenza che ha sentito di dire grazie.

Dice che lavora in una libreria di Roma, dice che ha appena finito di leggere, dice che ha sentito un’esigenza fortissima di scrivermi, dice che è una cosa che non aveva fatto mai.

Una presentazione che non avevo programmato, in un posto che non immaginavo.

Dove Flavio piazza in vetrina dei cactus e un’amaca.

PUNTATE PRECEDENTI:
1. Come una famiglia (Libreria Pagina 348, Roma).
2. Di passi e passioni (Libreria Ubik, Monterotondo – Roma).
3. Cosa torna indietro (Libreria Moderna, Rieti)
4. Il quartiere di carta (Libreria Risvolti, Roma)