Diario di un viaggio letterario Bellissimo (3). COSA TORNA INDIETRO.

LIBRERIA MODERNA, Via Garibaldi 244 – RIETI.

Si investe così tanto tempo nella scrittura di un libro, così tanta fatica e speranze che poi, quando va nel mondo, resti sospeso ad aspettare di scoprire cosa torna indietro, spesso lasciandoti prendere alla sprovvista. La recensione dell’Avvenire (“Un tema che non trovava, nel romanzo italiano contemporaneo, una forma così netta e profonda”) mi coglie sull’autostrada per Rieti, in un percorso solitario di pensieri. Lo leggo in autogrill e poi mi ritrovo a cantare ad alta voce sulle note del son cubano, guidando e gridando fra gli Appennini nella carreggiata deserta.

Arrivo con questo stato d’animo alla Libreria Moderna, quasi cento anni di vita, incastonata in un angolo del centro storico di Rieti. “La gente felice legge e beve caffè…” c’è scritto sulla porta. “Cosa mi tornerà indietro da qui?” mi domando aprendola. In fondo alla libreria c’è un bancone da bar, ma per raggiungerlo occorre passare attraverso i libri: come dire che qui gli aperitivi sono un pretesto per passare in mezzo alle storie e scoprirne qualcuna. Dopo pochi passi scopro quella di Andrea Petrini, un libraio sottile come un romanzo breve: lo immagino troppo impegnato a leggere e a parlare di letteratura per perdere tempo a sfamarsi. Mimetizzato fra gli scaffali mi parla di scrittori americani, con un’inflessione reatina dolcissima, e poi, quasi sussurrando, di quando una dozzina d’anni fa ha rilevato la libreria con Silvia Dionisi e di quando, da tre primavere, hanno cambiato sede e installato un bar interno dove volano uccellini di carta. Sento già di volergli bene.

Siamo lì che chiacchieriamo quando compare un altro libraio, anzi due: Marco Guerra e Cristina Navarra, della Libreria Pagina 348 di Roma dove un paio di settimane fa ho battezzato Bellissimo. Spuntano all’improvviso, spalancando la porta d’ingresso come due lettori qualsiasi e invece si sono fatti un paio d’ore di strada, traffico compreso, solo per tornare a sentire cose già sentite. “Avevamo voglia di staccare dal lavoro” dice Marco “e ci hai lasciato troppe emozioni…”. Poi si siedono in prima fila e mi ascoltano parlare di Bellissimo per un’altra ora davanti a una decina di persone sparse fra alcune sedie vuote. “Erano undici” rettifica a fine presentazione Marco, che coi numeri ci campa, “ma stasera gli hai venduto anche il tuo prossimo romanzo”.

Sorrido e mi domando se è questo il motivo per cui vado in giro e faccio chilometri a raccontare dei miei libri, se in fondo è questo che sono: il venditore delle mie storie. In un certo senso sì, ma quello che mi sposta, più di tutto, è il desiderio di vivere intensamente e allungare questo viaggio, continuare a incontrare persone come Andrea, come Marco, che si svegliano ogni mattina per il sogno di regalare sogni alla gente. Lo faccio per il gusto che mi dà ascoltarmi e sentirmi ascoltato, per le parole che mi regalano i lettori mentre lascio una dedica fra pagine che smettono di appartenermi per diventare loro. Lo faccio, insomma, proprio per tutto quello che mi torna indietro: da Rieti, in particolare, la voce di Paola Corradini, una lettrice che ha quattromila libri a casa e che ha accettato di moderare la presentazione per essersi innamorata di Miguel e Santiago. Si capisce da come ne parla prima, durante e dopo. “Leggere è come andare su una spiaggia a raccogliere sassolini” mi dice a fine serata mentre brindiamo. “Ne raccogli tanti, ma poi ne scegli uno” aggiunge stringendo fra le braccia tatuate la sua copia di Bellissimo.

Prima che finisca tutto Andrea Petrini quasi si scusa per non essere riuscito a coinvolgere un po’ di gente in più. Lo fa con un filo di voce e sembra si stia accollando pure la colpa del terremoto che da queste parti ha svuotato parecchi centri cittadini. A me verrebbe voglia di prenderlo e portarmelo via, averlo accanto sulla strada del ritorno fra gli Appennini, solo per poterlo ascoltare ancora.

Lo immagino troppo impegnato a leggere e a parlare di letteratura per perdere tempo a sfamarsi.

Un bar interno dove volano uccellini di carta.

Mi domando se in fondo è questo che sono: il venditore delle mie storie.

“Leggere è come andare su una spiaggia a raccogliere sassolini” mi dice mentre brindiamo.

PUNTATE PRECEDENTI:
1. Come una famiglia (Libreria Pagina 348, Roma).
2. Di passi e passioni (Libreria Ubik, Monterotondo – Roma).

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