23 maggio 2018. Torno nel “mio” Liceo.

All’elenco dei piccoli miracoli aggiungo questo: i romanzi mi riportano nel Liceo in cui mi sono diplomato, il Classico “Eugenio Montale” di San Donà di Piave (VE). Rammento ancora la mattina di quel settembre del 1988 in cui calcai per la prima volta la scalinata del “Monumento ai caduti”, l’unico luogo che nei miei ricordi rappresenta questa scuola sebbene da tempo non si trovi più lì.

Andavo incontro alla quarta ginnasio con un giubbetto jeans di cui ero orgoglioso, il ciuffo umido di gelatina e tutte le incertezze di un quattordicenne qualunque. Se mi avessero detto che, quasi trent’anni dopo, avrei fatto ritorno al Montale per raccontare la mia storia, le storie dei miei libri, naturalmente non ci avrei creduto. O forse sì, perché all’incoscienza di quell’età nulla appare impossibile.

Allora, domani, cercherò in mezzo ai ragazzi del Liceo di oggi uno sguardo, lo sguardo di uno di loro che potrebbe essere il mio sguardo di allora. E proverò a osservarmi con gli occhi del ragazzo che ero, a scoprire se l’uomo che sono diventato riuscirà davvero a catturare l’attenzione di quel ragazzo, a conquistarlo in qualche modo e magari persino a farlo sentire un poco orgoglioso di sé.

Alla fine Luigi l’ha trovata, Scovazze.

C’è un lettore che vive dalle parti di Mira (VE), si chiama Luigi, e ho già raccontato di lui perché quando lesse “Piccola Osteria senza Parole” mi scrisse per dirmi che non aveva resistito: era saltato in macchina per andare a cercare Scovazze. Senza trovarla naturalmente. Poi, ieri sera, è spuntato dalla porta dei Kankari di Marano di Mira dove, con i Do’Storieski, abbiamo provato a incrociare per la prima volta il mio romanzo e le loro canzoni in uno spettacolo intitolato “Nella Piccola Osteria”. Luigi si è messo in un angolo, accanto al bancone, ha ascoltato tutto fino all’ultima parola e poi è sparito. Quando ho alzato lo sguardo non c’era più.

Stamattina mi ha scritto così…

“Scovazze l’ho cercata per un po’, senza trovarla. A un certo punto ho rinunciato a farlo, tanto le sue vibrazioni riverberavano ancora in me. Io sono un tipo da pasticceria, da caffè in centro, da locale veganovegetariano. Ma le osterie con straeche incorporate, con briscola a segni, da vino nero nero le ho conosciute nella mia infanzia; per questo il riverbero lo sento.

Allo stesso tempo, per educazione impartita, in quei luoghi non ho mai vissuto; e con me tanti altri. Ieri sera sotto una pioggia battente mi perdo vicino a casa mia. Certo… perso. Ci si può perdere a cinque minuti da casa. Strade che si pensa di conoscere e che invece ti portano dentro un passato, di quelli che fai a fatica a ricordare.

Un locale era aperto, ma più che locale era una luce fioca… lontana. Entro… e ho capito dove ero capitato. Nella Piccola Osteria. Scovazze.

Io la cercavo dalle parti di Sindacale, San Donà, San Michele al Tagliamento. Veneto Orientale insomma… dove la esse viene sostituita dalla zeta. Invece era a cinque minuti da casa mia. A tre minuti da dove sono nato. “Ma che mondo guardo se non conosco quello che è attorno a me?” mi chiedo.

Odori buoni, accoglienza, (“varda… no sta farte problemi… sentite là”), un piccolo palco, due chitarre, tre voci. Due che cantavano canzoni che appartenevano anche a me, uno che raccontava. Di Gilda, di Bruno, del Paroliere…

Le canzoni impastavano le parole raccontate come una pappardella con il cabernet. Esaltanti per poi addolcire. I personaggi… che belli. Fatalità li conoscevo, quelli che venivano descritti. Poi guardavo chi c’era in quella stanza, chi stava ascoltando con me, ed erano persone che mi sembrava non volessero più correre. Mai più. Basta mutui, briefing, commercialista, anticipo, Ici, previsione di spesa, contratto, laminatura. Solo respiro, ascolto, storie, vino, calma. Commozione forse…

Adesso la strada la conosco. So arrivarci. Andrò a mangiarmi una straeca mentre ne ascolto altre in religiosa devozione. E a leggere le storie che vedo negli occhi di chi è dentro la Piccola Osteria.”

3 maggio 2018. Coi Do’Storieski, dai Kankari, “Nella Piccola Osteria”.

Un’idea nata proprio all’osteria “Dai Kankari” di Marano di Mira, l’estate scorsa. L’idea di mescolare la trama di Piccola Osteria senza Parole con i brani musicali dei Do’Storieski contenuti nei dischi “Osteria” (2013) e “DesCanto” (2014).

Per una magia del tutto casuale il romanzo e il reading rinforzano naturalmente il senso di ogni singola canzone e viceversa, come se fossero stati scritti insieme.

Una narrazione intensa, calda, emozionale che alterna musiche, aneddoti, letture e canzoni per raccontare la bellezza delle osterie attraverso una carrellata dei personaggi che le popolano: sgangherati, imperfetti, semplicemente veri.

E poi cosa può accadere se in un ambiente così impenetrabile, arroccato intorno alla briscola, alle bestemmie, alle ombrette e ai propri riti quotidiani, in un giorno d’estate arriva uno straniero? Per scoprirlo, insieme a molto altro, non vi resta che accomodarvi accanto a noi “Nella Piccola Osteria”.

Giovedì 3 maggio, subito dopo cena, verso le ore 22
(per cenare nel locale prenotazione consigliata)

Osteria Dai Kankari, Marano di Mira (VE)
Via Fossa Donne, 93 – tel. 041.479594

Il video di Bellissimo! Realizzato dalla III A del Liceo Scientifico Jucci di Rieti.

Fra i tanti regali ricevuti dal Premio letterario città di Rieti c’è questo video realizzato dai ragazzi della III A del Liceo Scientifico Carlo Jucci, che il libro lo hanno fatto loro nell’ambito del progetto “Adotta un Libro”. Una sintesi del romanzo in immagini, musica e parole che mi ha molto emozionato.

Il romanzo "Bellissimo" nel video del Liceo Jucci di Rieti.

E poi il video ispirato a "Bellissimo" realizzato dalla classe III A del Liceo Scientifico Jucci di Rieti, per il progetto "Adotta un libro", nell'ambito della X edizione del Premio Letterario Città di Rieti.

Pubblicato da Massimo Cuomo su domenica 25 marzo 2018

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Grazie alla coordinatrice del progetto, la Professoressa Chiara Del Soldato; grazie a Stefan Nicuriuc che si è occupato della realizzazione tecnica; e naturalmente grazie a ogni singolo alunno che ha dato il proprio contributo: Arianna Balzanelli, Dalila Cecca, Tiziana Ciccomartino, Sara Deghenghi, Sofia Di Silvestri, Linda Dionisi, Andrea Ferretti, Rachele Luciani, Gloria Mattei, Stefan Nicuriuc, Riccardo Pandolfi, Arianna Pasquali, Federico Patacchiola, Lisa Pavani, Sophia Roberti, Alice Stocchi, Gaia Tamagnini, Gaia Tomassetti.

Gli studenti scoprono Bellissimo. La recensione di Serena Paolini su Tabook.

Nell’ambito del progetto “La voce degli studenti” Tabook regala un libro a ogni allievo del Liceo Cardarelli di Tarquinia (VT). Serena Paolini ha ricevuto e letto Bellissimo, elaborando questa recensione, che coglie tutti gli aspetti più intimi del romanzo. Scrive: “Cattura l’attenzione inducendo a pensare continuamente alla storia che racconta, quasi come fosse una dipendenza. Libro stupendo”.

23 marzo 2018. “Scrivere è Bellissimo” in Biblioteca a Portogruaro!

A un certo momento mi è venuta voglia di fare il punto della situazione. E di farlo naturalmente davanti al pubblico, l’unico posto in cui le parole prendono un peso misurabile e ti restituiscono il senso di quello che succede. È nato così questo monologo musicale che ho intitolato in vari modi, ma più spesso “Scrivere è Bellissimo”. Una piccola storia, la mia, quella con la scrittura da quando ho messo giù la prima riga del primo romanzo fino a oggi, che narrata ad alta voce mi ha fatto sentire a tratti molto in imbarazzo, altre volte invece così vicino alle persone da costringermi a raccontarla ancora. E dunque lo rifacciamo, stavolta dietro casa, nella Biblioteca civica di Portogruaro (via Seminario, 5) alle ore 18.15 di venerdì 23 marzo. A sostenere la mia voce le chitarre di Sara Benassi e Danilo Iacovazzo, allievi al Liceo Musicale del Professor Gianni Cuzzolin.