Sentirsi sempre un po’ FuoriLuogo.

Non credo mi ci abituerò mai. A stare sul palco davanti a un pubblico che ascolta. A tratti mi sembra di non averne alcun diritto, non più di chi sta in silenzio, là sotto, ad aspettare le mie parole. Per sentirmi autorizzato ho bisogno di guardare i libri che ho scritto, toccarli, leggerli ad alta voce. E di una persona accanto che, come Davide l’altra sera, mi convinca dicendo: “Sono molto belli”. Così trovo il coraggio di parlarne, di parlare di me. Se poi il posto è accogliente come Fuoriluogo e l’amplificazione buona, allora diventa naturale, semplice, confessarsi nel microfono come fossimo solo in due. Alla fine la coda delle persone coi romanzi fra le mani, gli sguardi, i sorrisi, mi spiegano che è andato tutto bene. E la prossima volta ricomincerà tutto da capo…

Così trovo il coraggio di parlarne, di parlare di me.
…Confessarsi nel microfono come se fossimo solo in due.