La Piccola Osteria fra “I Mesi di Minerva” (Libreria Minerva, Trieste).

Laura mi scrive: “Ho finito ieri notte di leggere questo piccolo gioiello, piccolo solo in quanto non è un tomo. Era tempo che un libro non mi entusiasmava così. Per come è scritto, per i personaggi, per le storie che racconta, per la poesia, per tutti i dettagli, le cuciture, il peso delle parole, per tutte le trovate, i fili tirati e che si riallacciano tutti. Insomma una goduria vera e propria. Se (oltre al tuo editore) riuscissi a venire anche tu al nostro incontro, credo che avremmo tanto da chiederti e di cui parlare con te. Beh, io ci ho provato. Non volermene”.

No, non te ne voglio, Laura. E, sì, ci vengo al vostro incontro.

Bellissimo a Madrid. Dove mi portano le parole.

Quasi duemila chilometri. È lo spazio che separa la casa in cui vivo e scrivo dall’ultimo luogo in cui i miei romanzi mi hanno spostato: l’Istituto italiano di Cultura a Madrid, per l’incontro fra editori spagnoli e italiani. È sempre un passaggio che non mi spiego quello che lega il momento in cui premo la punta della penna sulla carta, lasciando una scia di parole, e il momento in cui quelle parole mi costringono a uscire di casa, salire su auto, taxi, aerei, metropolitane, percorrere chilometri a piedi per arrivare dove non conosco nessuno, dove persino si parla una lingua diversa, per leggerle ad alta voce. Eppure è proprio lì, in posti e tempi così lontani da dove sono nate, da dove le ho scritte, che di quelle parole mi sembra di cogliere finalmente il senso.

Un anno di Elisa e Luca, che nella Piccola Osteria hanno trovato le parole.

Occorre parlare per parlare d’amore? Servono le parole per mostrare un sentimento? A Scovazze Silvana Rasutti e Carnera si sono incontrati in silenzio, spostando le lettere sulla scacchiera del Paroliere che stava in mezzo a loro, in un campo di grano. Ed è successo ancora, l’ho già raccontato: Elisa e Luca si sono trovati senza parlare, solo leggendo, si sono riconosciuti fra le righe di un romanzo che lei ha regalato a lui dicendo “ho amato questa storia”, sottintendendo “se la ami anche tu, forse, almeno un poco, ti piacerò…”.

Oggi Elisa e Luca festeggiano il loro primo anno di matrimonio. E c’è un’altra storia che che vado in giro a raccontare da tempo e che la gente ascolta nello stesso silenzio profondo di quel campo di grano: la storia di Valentina, la testimone di lei, cresciuta nella casa accanto quando erano bambine, che ha una passione speciale: gli origami. Un anno fa Valentina ha preso il “loro” romanzo, Piccola Osteria senza Parole, lo ha tagliato in mille pezzi, lo ha ricucito a suo modo: le mie parole sono diventate altro, sono diventate un mazzo di fiori, un bouquet di carta. Le mie parole, nel giorno delle nozze di Elisa e Luca, strette fra le dita di lei, in mezzo a loro due. Per parlare d’amore senza parlare.

Tanti auguri, ragazzi, da parte di tutti gli abitanti di Scovazze.

 

 

 

 

29 settembre 2018, San Stino di Livenza (VE). Piccola Osteria senza Parole ospite del Festival Leggermente.

La Piccola Osteria senza Parole non chiude mai. Apre stavolta a San Stino di Livenza (VE), in occasione di Leggermente, piccolo Festival di Letteratura: dalle ore 18.00, in Piazza Aldo Moro, racconterò ancora una volta degli sgangherati avventori del Punto Gilda e del misterioso straniero che ci arrivò un’estate di moltissimi anni fa che potrebbe essere l’estate appena trascorsa. Accanto a me, come moderatrice e lettrice, Cristal Morando.

28 settembre 2018. “Scrivere è Bellissimo” a Musile di Piave (VE).

Lo rifacciamo, stavolta in occasione della Maratona di Lettura “Il Veneto Legge”. Con Francesca Boem alla chitarra, pianoforte e voce, per tentare di raccontare quanto scrivere, per il sottoscritto, sia diventato Bellissimo. Una raccolta di aneddoti e riflessioni, brevi letture dai miei romanzi e confessioni finora tenute segrete per tentare di spiegare e di spiegarmi ad alta voce l’esperienza vissuta nel ruolo di scrittore. O presunto tale.

Appuntamento venerdì 28 settembre 2018 alle ore 19.30 presso la sala polivalente “Oriana Fallaci” del Centro culturale Bressanin Sicher di Via San Giovanni 2 a Musile di Piave (VE). Dalle 18.45 aperitivo offerto dalla Biblioteca.

27 maggio 2018. Premio letterario “Città di Rieti”, ultimo atto.

Dunque ci siamo, faccio a ritorno a Rieti. Stavolta per scoprire come finiranno le cose col Premio letterario cittadino, alla sua decima edizione, che mi ha scelto fra tanti e già regalato fortissime emozioni. L’atto conclusivo (aperto al pubblico) è previsto per domenica 27 maggio alle ore 18 nella cornice del Teatro Flavio Vespasiano (Via Garibaldi 263, Rieti). Porterò con me Santiago, Miguel e un po’ di amici e parenti, come nel cortile di casa Moya, per festeggiare comunque vada.

23 maggio 2018. Torno nel “mio” Liceo.

All’elenco dei piccoli miracoli aggiungo questo: i romanzi mi riportano nel Liceo in cui mi sono diplomato, il Classico “Eugenio Montale” di San Donà di Piave (VE). Rammento ancora la mattina di quel settembre del 1988 in cui calcai per la prima volta la scalinata del “Monumento ai caduti”, l’unico luogo che nei miei ricordi rappresenta questa scuola sebbene da tempo non si trovi più lì.

Andavo incontro alla quarta ginnasio con un giubbetto jeans di cui ero orgoglioso, il ciuffo umido di gelatina e tutte le incertezze di un quattordicenne qualunque. Se mi avessero detto che, quasi trent’anni dopo, avrei fatto ritorno al Montale per raccontare la mia storia, le storie dei miei libri, naturalmente non ci avrei creduto. O forse sì, perché all’incoscienza di quell’età nulla appare impossibile.

Allora, domani, cercherò in mezzo ai ragazzi del Liceo di oggi uno sguardo, lo sguardo di uno di loro che potrebbe essere il mio sguardo di allora. E proverò a osservarmi con gli occhi del ragazzo che ero, a scoprire se l’uomo che sono diventato riuscirà davvero a catturare l’attenzione di quel ragazzo, a conquistarlo in qualche modo e magari persino a farlo sentire un poco orgoglioso di sé.