Il 6 luglio del 2011 il mio primo romanzo arrivava nelle librerie.
Portava con sé le speranze e l’energia ma anche l’ingenuità di chi comincia. Mi aspettavo moltissimo e invece mi resi conto che pubblicare è più di un sogno che si realizza: è un lento percorso di apprendimento, durante il quale mi sono chiesto spesso il senso profondo dello scrivere e come migliorare, come restare me stesso, come rispettarmi e come rispettare chi decide di spendere tempo e soldi per le mie parole.
Oggi Malcom lo riscriverei da capo, a cominciare dal titolo, ma senza di lui, senza le sue preziose imperfezioni, non sarebbe nato nessuno dei romanzi successivi. Per questo non lo considero un fratello maggiore ma un padre delle storie che sono venute poi: col proprio sacrificio, coi propri stessi errori, ha dato loro una vita e una direzione. Provo un senso di profonda gratitudine per questo libro e per chi, dieci anni fa, ci ha visto dentro uno scrittore.


