Diario di un viaggio letterario Bellissimo (4). IL QUARTIERE DI CARTA.

LIBRERIA RISVOLTI, Via Sestio Calvino 73 – ROMA.

Le librerie sono lo specchio delle persone che ci lavorano dentro – ne riflettono indole, idee e ideali – e perciò sono tutte diverse fra loro. Ma ogni volta che entro in una libreria indipendente so già che incontrerò qualcuno che quanto meno possiede coraggio: aprire un’attività commerciale in un paese in cui la tassazione è altissima per vendere prodotti a bassa marginalità che interessano a pochi. Perché?

La risposta, oltre al coraggio, è semplice: passione. Certi librai si attribuiscono una funzione sociale, sognano di cambiare le cose, di contribuire a rendere migliore il mondo, l’Italia o perlomeno il proprio quartiere. E mentre attraverso la Tuscolana, nell’atmosfera pigra di un sabato pomeriggio, mi domando quanti libri ci siano sui comodini e negli scaffali, oltre le finestre e le pareti, degli enormi caseggiati condominiali che sovrastano la strada. Quanto abbiano acceso riflessioni, modificato scelte, spostato le intenzioni della gente che abita questi palazzi e cammina sui marciapiedi.

Poi arrivo dove i libri escono per andare nelle case e nelle vite delle persone del quartiere: la Libreria Risvolti. Appartiene a due ragazzi che hanno aperto bottega quando erano poco più che trentenni, circa otto anni fa: si chiamano Barbara Facchini e Alessandro Fratini e dividono il loro tempo insieme, anche nella vita, da molto prima della libreria, da quando Barbara era impiegata in un’agenzia di viaggi e ha sentito che era tempo di cambiare. «L’idea è nata dall’amore che Alessandro e io abbiamo per i libri». Sono partiti così, con tanti dubbi e nessuna esperienza nel settore, proprio mentre cominciava la crisi economica. E sono ancora qui, perché si prendono cura dei libri ma soprattutto, come fanno i librai veri, si prendono cura dei lettori. Lo fanno nell’unico modo possibile: lavorando tanto, tutti i giorni, chiudendosi in negozio persino la domenica insieme al gruppo di lettura che hanno organizzato, concedendosi il lusso di una sigaretta ogni tanto, fumata sul marciapiede parlando di letteratura e di copie da rendere e da ordinare. Lo fanno scegliendo una storia fra mille, leggendola, innamorandesene, parlandone ai loro clienti con trasporto autentico.

«In questo modo, nel tempo, i clienti sono diventati amici» dice Barbara. «Quando abbiamo cambiato sede, in una caldissima giornata di giugno, tanti sono venuti per aiutarci con gli scatoloni» aggiunge. «E quando due anni fa ci siamo sposati, le manifestazioni di affetto sono andate oltre il rapporto che un negoziante ha coi propri avventori. La spinta che ci dà questo quartiere è la nostra forza…».

E poi eccoli, gli avventori. Arrivano in tanti anche per me, per la presentazione di Bellissimo. Lo fanno perché hanno creduto e credono ogni giorno alle promesse di Barbara e Alessandro, credono alle frasi che ho scritto nei miei romanzi, ai libri che trovano qui e che porteranno nei loro appartamenti. Il Tuscolano sta diventando un quartiere di carta, un quartiere fatto di parole, di poesia, di emozioni purissime in un contagio naturale che nasce da un sogno, dall’idea apparentemente folle di due librai, di uno scrittore, che si spande in giro, fiorisce, rende un posto più bello. Bellissimo persino.

Bellissimo come l’unica vetrina della Libreria Risvolti, che è diventata il Messico, lo scatto di una Polaroid, un fermo immagine senza tempo su Mérida e San Juan Chamula, sulle farfalle monarca, su un sombrero arancione e su tutto quello che ho scritto. La lectura es el viaje de los che no pueden tomar el tre c’è scritto sullo sfondo. Mentre lo rileggo, inebriato dalla passione che questi ragazzi hanno messo anche nell’allestire una vetrina, sorpreso dalla gente che affolla la libreria dove le sedie non basteranno per tutti, mentre mi siedo sul divanetto su cui dovrò spiegare ancora una volta di Miguel e della sua bellezza eccezionale, penso che Barbara ha cambiato lavoro, ma poi neanche tanto. La lettura è il viaggio di chi non può prendere il treno c’è scritto sullo sfondo.

Un fermo immagine senza tempo su Mérida e San Juan Chamula, sulle farfalla monarca, su un sombrero arancione e su tutto quello che ho scritto.

Il Tuscolano sta diventando un quartiere di carta, un quartiere fatto di parole, di poesia, di emozioni purissime.

E sono ancora qui, perché si prendono cura dei libri ma soprattutto, come fanno i librai veri, si prendono cura dei lettori.

PUNTATE PRECEDENTI:
1. Come una famiglia (Libreria Pagina 348, Roma).
2. Di passi e passioni (Libreria Ubik, Monterotondo – Roma).
3. Cosa torna indietro (Libreria Moderna, Rieti)

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